“Da le ses a le dò da le dò a le des”

Inserito da: Proloco Artogne

DOVE E QUANDO

DOVE:
Ex Ferriera Ferretti
QUANDO:
dal: 21/05/2016 al: 21/05/2016
ore 20.45

COME RAGGIUNGERE L'EVENTO

“Da le ses a le dò da le dò a le des”

Via Carobe, 2, 25040 Gianico BS, Italia

ORARIO

ore 20.45

DESCRIZIONE EVENTO

Gli odori acri e persistenti, i rumori assordanti, le luci abbaglianti e il caldo insopportabile, l’aria irrespirabile, opprimente,
nociva, il lavoro pesante, il pericolo, incombente e presente come un’ombra, sembrano dipingere il quadro di un luogo
terribile, apocalittico. Ferriera, parola che evoca fuoco e metallo, tempi arcaici durante i quali il termine “uomo” era sinonimo
di lavoro e ordinaria era la precarietà della sua esistenza. Ferriera, luogo del quotidiano, del reale, luogo intriso di
storia; storia famigliare, indissolubilmente legata al nostro territorio, alle nostre valli e pianure, luogo che racconta la nostra
memoria, la nostra appartenenza, la nostra identità, dentro ad un tempo cambiato, trasformato, lontano, ma costantemente
narrato dalla “nostra” lingua, nelle parole di chi c’era e nelle parole di chi, oggi, impregnato di quei segni, le rievoca.
Scrive Mauro Guerra, a proposito delle architetture ancora oggi visibili, rimaste a testimonianza di quel periodo: “…scheletri
di una potenza che fu, vittime di congiure perpetuate altrove. Orgogliosi e imponenti, si lasciano ora smontare solo
pezzo a pezzo, a significare una resa interminabile, con il dovuto onore delle armi: rimosse con cautela e rispetto, le coperture,
recise e posate a terra le capriate, sgranato fino all’armatura il cemento. Per la loro demolizione, ecco marchingegni
fino a ieri impensabili, studiati come piano d’attacco per annientare il nemico. Aggrediti da ogni lato, giganti ormai solitari,
sfidano la stessa mano dell’uomo che li aveva prima costruiti per durare. C’è qualcosa di arcano sotto quelle volte, ricurve
e annerite, un vuoto che richiama antiche presenze, come i templi abbandonati e dissacrati. Architetture innaturali che
sfidano il cielo, presenze ingombranti, vulcani spenti e silenziosi, navi in disarmo..”
Il racconto di un sogno ad occhi aperti durante la veglia di Natale del 1981 all’interno di una fabbrica occupata, diventa
per un operaio l’occasione per ricordare spaccati di vita di quegli anni nel luogo di lavoro e fuori, nel paese, nella contrada:
dalla giocosa e leggera ingenuità attraverso la quale aveva guardato alla realtà del lavoro durante l’apprendistato, dall’immagine
fiduciosa dello stabilimento come luogo di certezze e di solide garanzie future, a una più matura e disincantata
visione del proprio essere persona ed operaio all’interno della fabbrica. Tracce dunque, lasciate come impronte da seguire
nelle vicende quotidiane di uomini che hanno vissuto cambiamenti storici, relazioni nuove, passioni, conquiste e disillusioni,
nuovi equilibri, in un mondo del lavoro in continuo e attuale divenire. Lavoro, territorio, lingua; sono gli elementi inscindibili
che hanno dato origine alla “nostra Storia”.
Ha

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